Stiamo vivendo la fine dei tempi?-¿Estamos experimentando el fin de los tiempos?-Estamos experimentando o fim dos tempos?-Are we experiencing the end of time?.

In un certo senso, ci troviamo negli “ultimi giorni” da secoli. Pietro si riferisce al tempo in cui viveva lui come “gli ultimi tempi” (1 Pietro 1:20; cfr. Ebrei 1:2), e Paolo parla della Chiesa come di quelli che “ci troviamo alla fine delle età.” (1 Corinzi 10:11). È in quella epoca che è giunta la Parola (Giovanni 1:14), che è stata assicurata la nostra salvezza (Ebrei 9:26), e che si è riversato lo Spirito (Atti 2:16–18). Stiamo vivendo nell’era finale, prima che Dio giudichi il mondo.
Una domanda seria e opportuna.
Anche l’osservatore più superficiale si accorge del fatto che il mondo moderno si trova in una situazione estremamente drammatica. La smentita delle ideologie, il fallimento dei progetti politici, il declino delle certezze e delle sicurezze (anche economiche e sociali), sono solo l’ultima conseguenza di una crisi globale che ha lontane radici culturali, morali e religiose. Il dilagare dell’idolatria dell’Uomo o della Natura, il diffondersi di sette eretiche, riti satanici e falsi profeti e veggenti, il dominio politico di partiti e Stati laicisti, l’apostasia delle nazioni un tempo cristiane, la perdita della fede dei popoli, la corruzione dei costumi, la dissoluzione della famiglia, il degrado della gioventù, le crescenti persecuzioni anticristiane, gli sconvolgimenti nella società e nella natura (guerre, terrorismi, genocidi, terremoti, epidemie, carestie) e soprattutto la devastante crisi interna alla Chiesa, sono tutti segni preoccupanti che preannunciano un fosco e angosciante futuro. La Cristianità è ormai ridotta a un ammasso di “rovine di rovine” sulle quali si tenta di erigere un’anti-Cristianità che ne è insieme la negazione e la caricatura.
Del resto, l’uomo occidentale somiglia sempre più a «un mago che non riesce più a dominare le potenze degl’inferi da lui evocate».
Già nella seconda metà del XIX secolo, alcuni chiaroveggenti ammonirono che la società della certezza e della sicurezza, da poco edificata sulle basi della ragione, delle scienze e delle tecniche, era in realtà «un instabile formicaio minato alle fondamenta e destinato a non lontana rovina»; lungo il XX secolo, molte anime sensibili avvisarono che «forse il gran Giorno si approssima; la Parusìa non può essere lontana»; oggi il comune fedele potrebbe ripetere l’angosciosa domanda rivolta a Gesù Cristo da un noto personaggio letterario: «Signore, che cos’è questo vento di pazzia? Non è forse che il cerchio sta per chiudersi e il mondo corre verso la sua rapida autodistruzione?» Questo timore sembra confermato dal fatto che alcuni studiosi, considerando le capacità distruttive degli attuali armamenti atomici, ne concludono che «oggi, per la prima volta dopo cinquantamila anni, la fine dei tempi dell’umanità è immediatamente possibile».
Quest’angosciante situazione induce molti cristiani a porsi la seguente domanda: non sarà che Dio si sta ritirando dal mondo, abbandonando l’umanità corrotta e ribelle alla sua definitiva rovina? Non sarà che ci stiamo rapidamente avvicinando alla fine dei tempi, caratterizzata dalla universale apostasia, dall’avvento dell’Anticristo e dalla fine del mondo profetizzati dal libro dell’Apocalisse?
Quella se sia imminente la fine dei tempi è una domanda comprensibile solo in una prospettiva cristiana, ma è più diffusa di quanto si pensi e soprattutto è più seria di quanto si creda in certi supponenti ambienti intellettuali. Per dare una risposta, è inutile ricorrere a indagini sociologiche o a ideologie “laiche” o a profane filosofie della storia; bisogna affrontare il problema alle radici tentando un’analisi dell’attuale situazione che osi abbeverarsi alle tre classiche fonti della conoscenza – ratio, experientia e soprattutto fides – alla luce della Sacra Scrittura, della sapienza cristiana e della teologia della storia. Il cristiano non può dimenticare che «la divina potenza parla anche mediante i fatti» e «il succedersi dei tempi non avviene per caso o per fortuna, ma contiene una gran luce e molte illuminazioni spirituali».
Pertanto lo studio della storia ci permette di cogliere e interpretare negli avvenimenti passati quegli elementi profetici che ci fanno scoprire il significato del tempo presente e intuire il corso di quello futuro: «L’insegnamento cristiano ha il compito di dare la giusta spiegazione del tempo e del mondo, di correggere le opinioni sbagliate, d’impadronirsi dell’anelito messianico e di orientarlo verso i propri fini quali sono presentati dalla Rivelazione divina. Il senso della storia e della vita ci viene rivelato dalla profezia cristiana».
Ma è poi prudente avventurarsi in questo campo così oscuro, problematico e pericoloso? Bisogna infatti considerare che, «se c’è un punto in cui la Scrittura usa un modo di esprimersi che le è interamente proprio, è quello che riguarda la cronologia del mondo; perfino le cose rivelateci da Dio accadono ordinariamente in modo ben diverso da come l’avevamo o l’avremmo immaginato» La lunga storia della vasta letteratura apocalittica è fin troppo ricca di fantasie e d’illusioni, e al riguardo la nostra epoca razionalistica e scettica si è rivelata ancor più credula di quelle precedenti. I più saggi teologi della storia hanno ripetuto le timorose parole di Bossuet – «io tremo nel porre le mani sull’avvenire!» e gli stessi veggenti e profeti (quelli autentici!) hanno sempre affermato che bisogna esser molto cauti nello scrutare l’orizzonte. Ad esempio, santa Caterina da Siena si lamentava che «molti con l’occhio tenebroso vorranno intendere la Santa Scrittura e la profondità sua, e vorranno la esporre e intendere a loro modo; studieranno l’Apocalissi non con umiltà né col lume della fede, ma con infedeltà s’avvilupperanno in cosa che non ne sanno uscire»;
inoltre san Vicente Ferrer ammoniva che profezie, visioni e prodigi debbono risultarci tanto più sospetti quanto più ci avviciniamo al tempo dominato dall’Anticristo ingannatore. Un noto predicatore contemporaneo ha prudentemente osservato: «E’ possibile che la fine del mondo e la Parusìa giudicatrice del Cristo distino da noi ancora diverse migliaia di secoli: ma non per questo esse sono meno “imminenti”. La fine del mondo è “imminente” in un altro modo, del tutto superiore: da tutta l’eternità, essa è contenuta in un libero decreto di Dio e questo decreto, come tutto quello che è eterno, investe il tempo da ogni parte. Si comincia a capire a fondo il Cristianesimo solo quando si capisce che Dio è sempre in ritardo o – ed è la stessa cosa – che noi abbiamo sempre troppa fretta. Nei nostri rapporti con Dio, dobbiamo avere sempre una riserva supplementare di pazienza, una riserva supplementare di generosità, perché i pesi della bilancia sono falsati a suo favore. Quando crediamo di avergli dato tutto, dobbiamo ancora raschiare il fondo dei cassetti e dargli qualcosa di più; quando ci ha completamente rovinati, allora Egli si dà tutto a noi, e di colpo tutto si trova compensato».
Insomma, anche oggi il cristiano deve attenersi al noto ammonimento paolino: «Quanto alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con Lui, o fratelli, vi preghiamo di non agitarvi facilmente nel vostro animo e di non spaventarvi, quasi che il giorno del Signore fosse imminente» (2Tess. 2, 1-2).
Vale anche per oggi il divieto perentoriamente stabilito nel 1516 dal V Concilio Lateranense: «A tutti coloro che esercitano l’ufficio della predicazione o che l’eserciteranno in futuro, comandiamo che, nelle loro predicazioni o affermazioni, non presumano di fissare un tempo determinato per i mali futuri, sia per la venuta dell’Anticristo, sia per il Giudizio finale. Quando alcuni hanno osato asserire simili cose, è accaduto che, per colpa loro, un gran danno è stato arrecato all’autorità di coloro che predicano saggiamente».
Fatta questa premessa piena di prudenze e riserve, possiamo tentare di dare una risposta al nostro quesito.
Il primo ostacolo da affrontare e da superare è schiettamente psicologico.
Il cristiano in attesa escatologica viene spesso preso di mira da quei «beffardi schernitori» che – come aveva profetizzato san Pietro (2Pt. 3, 3 ss.) – soprattutto negli ultimi tempi derideranno il fedele che fa pessimistiche previsioni sulla rovina spirituale del mondo; egli viene sprezzantemente accusato di essere un malato di “apocalitticismo” o di “millenarismo”, un “profeta di sventura”, un fanatico in cerca di forti prospettive consolatorie che pretende di vivere in un’epoca decisiva della storia e s’illude che l’attuale crisi verrà automaticamente risolta da una catastrofe rigeneratrice. A lui viene applicata la nota condanna recentemente pronunciata su coloro che «non sono capaci di vedere altro che rovine e guai; a noi sembra di dover risolutamente dissentire da questi profeti di sventura che annunciano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo» Questa sbrigativa liquidazione della mentalità escatologica viene spesso avanzata in nome della moderazione psicologica e dottrinale o dell’attendibilità storica e scientifica, ma in realtà è una posizione emotiva, superficiale e antiscientifica, perché critica una immagine caricaturale di un problema serio nella comoda prospettiva di eluderlo e in questo modo finisce con l’illudere e tranquillizzare le coscienze giustamente inquiete: costituisce davvero “la voce che addormenta e la mano che spegne”! La corretta metodologia esige invece che una tesi non venga slealmente liquidata riducendola alle sue manifestazioni patologiche, ma venga onestamente esaminata considerandone quelle normali, per poi eventualmente criticare quelle abnormi; infatti, «le caratteristiche dell’individuo da giudicare si devono pensare “prolungate” fin nella corrispettiva forma morbosa (le malattie dello spirito sono in un certo senso “esagerazioni” di strutture normali) e si deve poi, da questa immagine estremamente marcata, ritornare a considerare quella normale, imparando a comprenderla più profondamente in sé stessa, nella sua natura nascosta ma reale».
Spesso invece si procede proprio al rovescio; ad esempio, il timore di una imminente fine del mondo viene condannato, quando si basa su antiche motivazioni religiose, ma viene approvato quando si basa su moderne spiegazioni economiche o ambientali come quelle avanzate da noti guru neomarxisti o ecologisti, per quanto fasulle siano. Se nei primi secoli della Chiesa si esagerava nell’attendere la fine dei tempi, oggi si tende all’eccesso opposto, perché la dilagante idolatria della vita e della storia spinge a escludere la prospettiva escatologica, alimentando l’illusione che questo nostro mondo e questa nostra epoca siano capaci di una durata indefinita o addirittura di un progresso indefinito. Ancor oggi, nonostante l’aria che tira, alcuni filosofi e teologi pretendono che il rovinoso panorama della nostra società manifesti solo una “crisi di crescita” che finirà col favorire “la grande ondata evolutiva” che ci trasporta verso un radioso futuro. Eppure la fede cristiana pensa e agisce in modo ben più schietto e coraggioso: all’insegna del motto respice finem!, essa è tutta tesa al compimento escatologico, sia a livello individuale che a livello sociale, e la Sacra Scrittura ammonisce i fedeli ad «aspettare ed affrettare la venuta del Giorno di Dio» (2Pt. 3, 12), ossia del Giudizio finale.
A livello individuale, Gesù Cristo stesso ammonisce il fedele di essere sempre sveglio e vigile, per non rischiare di trovarsi impreparato quando Egli verrà a visitarlo senza preavviso. Se non alimenta questa vigilanza escatologica, il cristiano rischia di fare la fine dei “servi sciocchi” o delle “vergini stolte” descritte dalle note parabole evangeliche: non aspettandosi che il Padrone o lo Sposo tornasse per chieder conto del loro operato, quei servi e quelle vergini non furono pronti ad per accoglierlo al suo arrivo; Egli quindi li sorprese nel sonno e li punì per la loro imprudenza (Lc. 12, 35-36).
A livello sociale, la sana teologia insegna che il fedele non può vivere alla giornata disinteressandosi degli avvenimenti, ma deve cogliere il disegno divino nella storia per capire in quale sua fase egli sta vivendo e quale compito gli viene affidato dalla Provvidenza; proprio a questo scopo egli deve cercare di scorgere e interpretare i famosi – e spesso fraintesi – “segni dei tempi” di cui parla il Vangelo (Lc. 12,56). Egli deve sempre mantenersi in vigile attesa del giudizio divino: non solo di quello personale (il “giudizio particolare”) ma anche di quello sociale (il “giudizio universale”); infatti possono accadere eventi storici interpretabili come una sorta di anticipazione e prefigurazione del “giudizio universale”; anzi ne sono già accaduti, come quella distruzione di Gerusalemme e quel crollo dell’impero romano di Occidente che segnarono la fine della cosiddetta “età antica”. Del resto, «la via che c’introduce all’ultima fase del Regno è tutta segnata da grandiosi avvenimenti e da parziali avventi del Signore».
Se poi vive in tempi critici, il fedele deve essere una sentinella che scruta l’orizzonte del futuro, per vedere se incombe l’avvento dell’Anticristo o di un suo precursore, e deve vivere nella prospettiva della parusia, ossia nell’attesa del trionfale ritorno del Redentore sulla terra, anche se non può prevederne tempi né modi. Giustamente quindi sant’Agostino sottolinea il legame che unisce il prepararsi al giudizio universale col prepararsi al giudizio particolare: «Ogni cristiano deve vegliare affinché il ritorno del Signore non lo trovi impreparato, e impreparato sarà trovato dal Signore chiunque sarà impreparato per l’ultimo giorno della propria vita».
Così oggi noi dobbiamo desiderare ardentemente quel secondo giorno del Signore, aspettando quella beata speranza e l’apparizione della gloria del sommo Dio». Quest’attesa escatologica presuppone che il cristiano abbia un sensus fidei e un senso della trascendenza capaci di sollevargli l’animo dalla trama delle contingenze e dai meccanismi sociali, facendogli capire che questo mondo terreno, e tanto più questa società storica, per quanto possano sembrare solidi e stabili, in realtà sono fragili e precari, sono come uno “spettacolo” che può concludersi inaspettatamente e rapidamente: «è passeggero lo scenario di questo mondo!» (1Cor. 7, 31). Questo è ciò che c’insegnano alcuni noti cultori dell’escatologia: «Il libro dell’Apocalisse porta il cristiano a immergersi nella storia, a leggere la propria storia, il suo segmento nel grande fluire della storia in cui è immerso. Lo dovrà interpretare, dovrà leggere i “segni dei tempi” e trarne poi delle conseguenze operative. L’Apocalisse tende a darci sempre quelle posizioni di fondo che ci rendono protagonisti della storia della Salvezza». Questo fa pensare che il cristiano debba fare qualcosa per affrettare la venuta della parusia. L’uomo deve prepararsi alla parusia con una separazione spirituale dal mondo, perché “passa lo scenario di questo mondo”».
«Vi sono cristiani più che soddisfatti e senza la minima inquietudine di fronte alla nostra attuale situazione. Ma la loro soddisfazione non è secondo il volere di Cristo. Essa deriva da un compromesso con il mondo, da un rifiuto di guardarlo in faccia per paura di riconoscervi l’opera del demonio e di doversi ricordare della Croce di Cristo». Riguardo coloro che si adagiano nel godimento della pace e del benessere attuali, posiamo solo dire che, «se persistono nella loro falsa sicurezza, la rovina piomberà improvvisa su di loro».
Il collasso sociale.
Forse la fine del mondo e la distruzione della nostra società sarà meno plateale di come ce l’aspettiamo. Secondo i calcoli del professor Peter Turchin non ci saranno collisioni catastrofiche con il pianeta Nibiru, né grandi invasioni aliene, semplicemente avverrà la fine del processo d’usura della nostra società. Come riportano il The Inquisitr, e il Daily Mail, il metodo del professore Turchin, che si basa su dati statistici estrapolati da un lungo lasso di tempo che intercorre dal 1500 a.C.

In Christus vincit ✠
In Christus regnat ✠
In Christus imperat ✠
Braga Flavio- GMD- Cavaliere di Gesù
S.O.R.I-Svizzera

En cierto sentido, hemos estado en los “últimos días” durante siglos. Pedro se refiere a la época en que vivió como “los últimos días” (1 Pedro 1:20; vea Hebreos 1: 2), y Pablo habla de la Iglesia como aquellos que “se encuentran al final de la edad”. (1 Corintios 10:11). Es en esa época que vino la Palabra (Juan 1:14), que nuestra salvación fue asegurada (Hebreos 9:26), y que el Espíritu fue derramado (Hechos 2: 16-18). Estamos viviendo en la era final, antes de que Dios juzgue al mundo.
Una pregunta seria y apropiada.
Incluso el observador más superficial se da cuenta de que el mundo moderno se encuentra en una situación extremadamente dramática. La negación de las ideologías, el fracaso de los proyectos políticos, el declive de las certezas y las certezas (incluidas las económicas y sociales), son solo la última consecuencia de una crisis global que tiene raíces culturales, morales y religiosas distantes. La propagación de la idolatría del hombre o la naturaleza, la propagación de las sectas heréticas, los ritos satánicos y los falsos profetas y videntes, la dominación política de los partidos y estados secularistas, la apostasía de las naciones cristianas, la pérdida de la fe de los pueblos. , la corrupción de las costumbres, la disolución de la familia, la degradación de la juventud, las crecientes persecuciones anticristianas, los trastornos en la sociedad y en la naturaleza (guerras, terrorismo, genocidio, terremotos, epidemias, hambrunas) y, sobre todo, la crisis devastadora dentro de la Iglesia, Todos son signos preocupantes que anuncian un futuro sombrío y angustioso. El cristianismo ahora se reduce a una masa de “ruinas de ruinas” en las que se intenta construir un anticristianismo que sea tanto su negación como su caricatura.
Además, el hombre occidental se parece cada vez más a “un mago que ya no puede dominar los poderes del infierno que evoca”.
Ya en la segunda mitad del siglo XIX, algunos clarividentes advirtieron que la sociedad de certeza y seguridad, construida recientemente sobre la base de la razón, las ciencias y las técnicas, era en realidad “un hormiguero inestable socavado en los cimientos y destinado a no ser arruinado”. »; a lo largo del siglo veinte, muchas almas sensibles advirtieron que “quizás se acerca el gran día; la parusìa no puede estar lejos »; hoy los fieles comunes pueden repetir la angustiosa pregunta dirigida a Jesucristo por una conocida figura literaria: “Señor, ¿qué es este viento de locura? ¿No es que el círculo está a punto de cerrarse y el mundo se está dirigiendo hacia su rápida autodestrucción? “Este temor parece confirmarse por el hecho de que algunos eruditos, considerando las capacidades destructivas de los armamentos atómicos actuales, concluyen que” hoy, por primera vez después Cincuenta mil años, el fin del tiempo de la humanidad es inmediatamente posible ».
Esta situación angustiosa lleva a muchos cristianos a hacer la siguiente pregunta: ¿no será que Dios se está retirando del mundo, abandonando a la humanidad corrupta y rebelde a su ruina final? ¿No será que nos estamos acercando rápidamente al fin de los tiempos, caracterizados por la apostasía universal, el advenimiento del Anticristo y el fin del mundo profetizado por el libro del Apocalipsis?
Si el fin del tiempo es inminente es una pregunta comprensible solo desde una perspectiva cristiana, pero está más extendida de lo que pensamos y, sobre todo, es más seria de lo que creemos en ciertos entornos supuestamente intelectuales. Para dar una respuesta, es inútil recurrir a investigaciones sociológicas o ideologías “seculares” o filosofías profanas de la historia; debemos abordar el problema desde sus raíces al intentar analizar la situación actual que se atreve a beber de las tres fuentes clásicas de conocimiento: cociente, experiencia y sobre todo fides, a la luz de la Sagrada Escritura, la sabiduría cristiana y la teología de la historia. El cristiano no puede olvidar que “el poder divino también habla a través de los hechos” y “la sucesión de los tiempos no ocurre por casualidad o suerte, sino que contiene una gran luz y muchas iluminaciones espirituales”.
Por lo tanto, el estudio de la historia nos permite captar e interpretar en eventos pasados ​​aquellos elementos proféticos que nos hacen descubrir el significado del tiempo presente e intuir el curso del futuro: “La enseñanza cristiana tiene la tarea de dar la explicación correcta del tiempo y del mundo, de corregir las opiniones equivocadas, de apoderarse del anhelo mesiánico y de dirigirlo hacia sus propios fines, tal como lo presenta la Revelación divina. El significado de la historia y la vida nos es revelado por la profecía cristiana “.
Pero, ¿es prudente aventurarse en este campo oscuro, problemático y peligroso? De hecho, debe considerarse que “si hay un punto en el que las Escrituras utilizan una forma de expresarse que es totalmente propia, es lo que concierne a la cronología del mundo; incluso las cosas que Dios nos reveló suceden de manera muy diferente a lo que teníamos o habríamos imaginado »La larga historia de la vasta literatura apocalíptica es demasiado rica en fantasías e ilusiones, y en este sentido nuestra era racionalista y escéptica. Ha demostrado ser aún más crédulo que los anteriores. Los teólogos más sabios de la historia han repetido las temibles palabras de Bossuet: “¡Temblé al poner mis manos sobre el futuro!”. Y los mismos videntes y profetas (¡los verdaderos!) Siempre han afirmado que uno debe ser muy cauteloso al examinar el horizonte. . Por ejemplo, Santa Catalina de Siena se quejó de que «Muchos de los que tienen ojos oscuros querrán entender la Sagrada Escritura y su profundidad, y querrán exponerla y entenderla a su manera; estudiarán el Apocalipsis no con humildad ni con la luz de la fe, sino que con la infidelidad se enredarán en algo que no saben cómo salir “;
Además, San Vicente Ferrer advirtió que las profecías, visiones y prodigios deben volverse más sospechosas a medida que nos acercamos al tiempo dominado por el engañoso Anticristo. Un conocido predicador contemporáneo ha observado con prudencia: “Es posible que el fin del mundo y el juez de Cristo todavía estén a varios miles de siglos de distancia de nosotros: pero no por esta razón son menos” inminentes “. El fin del mundo es “inminente” de otra manera, completamente superior: desde toda la eternidad, está contenido en un decreto libre de Dios y este decreto, como todo lo que es eterno, invierte tiempo en todos lados. El cristianismo apenas comienza a entenderse completamente cuando se entiende que Dios siempre llega tarde o, y es lo mismo, que siempre tenemos prisa. En nuestras relaciones con Dios, siempre debemos tener una reserva adicional de paciencia, una reserva adicional de generosidad, porque los pesos de la balanza están distorsionados a su favor. Cuando creemos que lo hemos dado todo, todavía tenemos que raspar el fondo de los cajones y darle algo más; cuando nos ha arruinado por completo, entonces se entrega por completo a nosotros, y de repente todo se compensa “.
En resumen, aún hoy el cristiano debe adherirse a la conocida advertencia paulina: “En cuanto a la venida de nuestro Señor Jesucristo y nuestra reunión con él, hermanos, les pedimos que no se agiten ni asusten fácilmente, como si el día del Señor era inminente “(2Tes. 2, 1-2).
La prohibición establecida perentoriamente en 1516 por el Quinto Concilio de Letrán también es válida para hoy: “A todos aquellos que ejercen el oficio de predicar o que lo ejercerán en el futuro, ordenamos que, en su predicación o afirmaciones, no se suponga que fijen un tiempo específico. por los males futuros, tanto por la venida del Anticristo como por el Juicio Final. Cuando algunos se atrevieron a afirmar tales cosas, sucedió que, debido a ellas, se hizo un gran daño a la autoridad de aquellos que predican sabiamente “.
Habiendo hecho esta premisa llena de prudencia y reservas, podemos tratar de responder nuestra pregunta.
El primer obstáculo que hay que enfrentar y superar es francamente psicológico.
El cristiano en la expectativa escatológica a menudo es el blanco de aquellos “burladores burlones” que, como San Pedro había profetizado (2Pt 3, 3 ss.) – especialmente en los últimos tiempos se burlarán de los fieles que hacen predicciones pesimistas sobre la ruina espiritual del mundo; se le acusa con desprecio de ser un paciente de “apocalipticismo” o “milenarismo”, un “profeta de la fatalidad”, un fanático en busca de fuertes perspectivas de consuelo que pretende vivir en una época decisiva de la historia y se engaña a sí mismo. La crisis actual se resolverá automáticamente por una catástrofe regenerativa. A él se le aplica la famosa condena recientemente pronunciada sobre aquellos que “no pueden ver nada más que ruinas y problemas; Nos parece que debemos estar totalmente en desacuerdo con estos profetas de la fatalidad que siempre anuncian lo peor, como si se avecinara el fin del mundo »Esta apresurada liquidación de la mentalidad escatológica a menudo se avanza en nombre de la moderación psicológica y doctrinal o la fiabilidad histórica y científica, pero en realidad es una posición emocional, superficial y anticientífica, porque critica una imagen caricaturizada de un problema serio en la conveniente perspectiva de eludirlo y de esta manera termina engañando y calmando la conciencia que es, con razón, inquieta: realmente constituye “la voz que pone a dormir y La mano que se apaga “! La metodología correcta exige, en cambio, que una tesis no se rechace injustamente al reducirla a sus manifestaciones patológicas, sino que se examine honestamente considerando sus normales, para luego criticar las anormales; de hecho, «las características del individuo a juzgar deben considerarse como“ prolongadas ”incluso en la forma mórbida correspondiente (las enfermedades del espíritu son, en cierto sentido,“ exageraciones ”de las estructuras normales) y deben, desde esta imagen extremadamente marcada, regresar considerar el normal, aprender a comprenderlo más profundamente en sí mismo, en su naturaleza oculta pero real ».
A menudo, por otro lado, uno procede en el reverso; por ejemplo, el temor a un fin inminente del mundo se condena cuando se basa en antiguas motivaciones religiosas, pero se aprueba cuando se basa en explicaciones económicas o ambientales modernas, como las que promueven los conocidos gurús neomarocistas o los ecólogos, por muy falsos que sean. Si en los primeros siglos de la Iglesia fue exagerado esperando el fin de los tiempos, hoy tendemos al exceso opuesto, porque los rampantes La idolatría de la vida y la historia nos empuja a excluir la perspectiva escatológica, alimentando la ilusión de que nuestro mundo y esta era nuestra pueden tener una duración indefinida o incluso un progreso indefinido. Incluso hoy, a pesar del viento que tira, algunos filósofos y teólogos afirman que el panorama ruinoso de nuestra sociedad muestra solo una “crisis de crecimiento” que terminará favoreciendo “la gran ola evolutiva” que nos transporta hacia un futuro radiante. Y, sin embargo, la fe cristiana piensa y actúa de una manera mucho más contundente y valiente: ¡bajo el lema ¡respiro finem !, todo está dirigido a la realización escatológica, tanto individualmente como a nivel social, y la Sagrada Escritura amonesta a los fieles a « esperar y apresurar la venida del Día de Dios “(2 Pt. 3, 12), o del Juicio Final.
A nivel individual, el mismo Jesucristo advierte a los fieles que siempre estén despiertos y alertas, para no correr el riesgo de no estar preparados cuando viene a visitarlos sin previo aviso. Si el cristiano no alimenta esta vigilancia escatológica, se arriesga a terminar como los “siervos tontos” o las “vírgenes insensatas” descritas por las conocidas parábolas evangélicas: no esperan que el Maestro o el Novio vuelvan para tener en cuenta su trabajo, esos servidores y esas vírgenes no estaban listas para darle la bienvenida a su llegada; Luego los sorprendió mientras dormían y los castigó por su imprudencia (Lucas 12, 35-36).
A nivel social, la teología del sonido enseña que los fieles no pueden vivir hasta el día desinteresados ​​en los eventos, sino que deben comprender el plan divino en la historia para comprender en qué fase está viviendo y qué tarea le encomendó la Providencia; precisamente para este propósito, debe tratar de ver e interpretar los famosos “signos de los tiempos” de los que habla el Evangelio (Lc 12,56). Siempre debe permanecer atento a la expectativa del juicio divino: no solo del personal (el “juicio particular”) sino también del social (el “juicio universal”); de hecho, los eventos históricos que pueden interpretarse como una especie de anticipación y prefiguración del “juicio universal” pueden ocurrir; de hecho, ya han ocurrido, como la destrucción de Jerusalén y el colapso del imperio romano occidental que marcó el final de la llamada “edad antigua”. Además, “el camino que nos lleva a la última fase del Reino está marcado por eventos grandiosos y por avances parciales del Señor”.
Si él vive en tiempos críticos, los fieles deben ser un centinela que analiza el horizonte del futuro, para ver si el advenimiento del Anticristo o su precursor le incumbe, y él debe vivir en la perspectiva de la parusía, es decir, en la expectativa de El regreso triunfal del Redentor a la tierra, aunque no pueda prever tiempos o maneras. San Agustín subraya acertadamente el vínculo que une la preparación para el juicio universal con la preparación para el juicio particular: “Todo cristiano debe velar por que el regreso del Señor no lo encuentre desprevenido, y el Señor lo encontrará sin preparación para el último día”. de la vida de uno ».
Así que hoy debemos desear ardientemente ese segundo día del Señor, esperando esa bendita esperanza y la aparición de la gloria del Dios supremo ». Esta expectativa escatológica presupone que el cristiano tiene un sensus fidei y un sentido de trascendencia capaces de elevar su mente de la trama de las contingencias y los mecanismos sociales, haciéndole entender que este mundo terrenal, y aún más esta sociedad histórica, como pueden parecer. Sólidos y estables, en realidad son frágiles y precarios, son como un “espectáculo” que puede terminar de forma inesperada y rápida: “el paisaje de este mundo está desapareciendo” (1Cor. 7, 31). Esto es lo que enseñan algunos eruditos de la escatología: “El libro del Apocalipsis lleva al cristiano a sumergirse en la historia, a leer su propia historia, su segmento en el gran flujo de la historia en el que está inmerso. Tendrá que interpretarlo, tendrá que leer los “signos de los tiempos” y luego extraer de ellos las consecuencias operativas. El Apocalipsis tiende a darnos siempre esas posiciones básicas que nos hacen protagonistas de la historia de la salvación ». Esto sugiere que el cristiano debe hacer algo para acelerar la llegada de la parusía. El hombre debe prepararse para la parusía con una separación espiritual del mundo, porque “el escenario de este mundo pasa”.

“Hay cristianos que están más que satisfechos y sin la menor preocupación en nuestra situación actual. Pero su satisfacción no es conforme a la voluntad de Cristo. Deriva de un compromiso con el mundo, de una negativa a mirarlo cara a cara por temor a reconocer la obra del diablo y tener que recordar la Cruz de Cristo ». Con respecto a aquellos que se reclinan en el disfrute de la paz y el bienestar actuales, solo podemos decir que “si persisten en su falsa seguridad, la ruina caerá repentinamente sobre ellos”.
Colapso social.
Tal vez el fin del mundo y la destrucción de nuestra sociedad serán menos evidentes de lo que esperamos. Según los cálculos del profesor Peter Turchin, no habrá colisiones catastróficas con el planeta Nibiru, no habrá grandes invasiones alienígenas, simplemente será el final del proceso de usura de nuestra sociedad. Según lo informado por The Inquisitr y Daily Mail, el método del profesor Turchin, que se basa en datos estadísticos extrapolados de un largo período de tiempo entre 1500 a. C.

En Christus Vincit ✠
En Christus regnat ✠
En Christus imperat
Braga Flavio- GMD- Caballero de Jesús
S.O.R.I-Suiza

De certa forma, temos estado nos “últimos dias” por séculos. Pedro se refere ao tempo que ele viveu como “os últimos dias” (1 Pedro 1:20; veja Hebreus 1: 2), e Paulo fala da Igreja como aqueles que “se encontram no fim dos tempos”. (1 Coríntios 10:11). É nessa época que a Palavra veio (João 1:14), que nossa salvação foi garantida (Hebreus 9:26) e que o Espírito foi derramado (Atos 2: 16-18). Estamos vivendo na era final, antes que Deus julgue o mundo.
Uma questão séria e apropriada.
Até mesmo o observador mais superficial percebe que o mundo moderno está em uma situação extremamente dramática. A negação de ideologias, o fracasso de projetos políticos, o declínio de certezas e certezas (inclusive econômicas e sociais) são apenas a última conseqüência de uma crise global que tem raízes culturais, morais e religiosas distantes. A propagação da idolatria do homem ou da natureza, a disseminação de seitas heréticas, ritos satânicos e falsos profetas e videntes, a dominação política dos partidos e Estados secularistas, a apostasia de nações outrora cristãs, a perda da fé dos povos , a corrupção dos costumes, a dissolução da família, a degradação da juventude, as crescentes perseguições anti-cristãs, as revoltas na sociedade e na natureza (guerras, terrorismo, genocídio, terremotos, epidemias, fome) e sobretudo a crise devastadora dentro da Igreja, todos são sinais preocupantes que anunciam um futuro sombrio e angustiante. O cristianismo está agora reduzido a uma massa de “ruínas de ruínas”, na qual é feita uma tentativa de erigir um anti-cristianismo que é tanto sua negação quanto sua caricatura.
Além disso, o homem ocidental é cada vez mais como “um mago que não pode mais dominar os poderes do inferno que ele evoca”.
Já na segunda metade do século XIX, alguns clarividentes advertiam que a sociedade de certeza e segurança, construída recentemente sobre as bases da razão, das ciências e técnicas, era na verdade “um formigueiro instável solapado nas fundações e destinado a não ser arruinado. »; Ao longo do século XX, muitas almas sensíveis advertiram que “talvez o grande dia esteja se aproximando; la Parusìa não pode estar longe »; hoje os fiéis comuns poderiam repetir a pergunta angustiada dirigida a Jesus Cristo por uma figura literária conhecida: “Senhor, o que é este vento da loucura? Não é que o círculo está prestes a fechar e o mundo está caminhando para sua rápida autodestruição? “Esse medo parece ser confirmado pelo fato de que alguns estudiosos, considerando as capacidades destrutivas dos atuais armamentos atômicos, concluem que” hoje, pela primeira vez após cinquenta mil anos, o fim do tempo da humanidade é imediatamente possível ”.
Essa situação angustiante leva muitos cristãos a fazer a seguinte pergunta: não será que Deus está se retirando do mundo, abandonando a humanidade corrupta e rebelde até a sua ruína final? Não será que estamos nos aproximando rapidamente do fim dos tempos, caracterizado pela apostasia universal, o advento do Anticristo e o fim do mundo profetizado pelo livro do Apocalipse?
Se o fim dos tempos é iminente, é uma questão compreensível apenas numa perspectiva cristã, mas é mais difundida do que pensamos e, acima de tudo, é mais séria do que acreditamos em certos supostos ambientes intelectuais. Para dar uma resposta, é inútil recorrer a investigações sociológicas ou ideologias “seculares” ou filosofias profanas da história; devemos abordar o problema em suas raízes, tentando uma análise da situação atual que se atreve a beber das três fontes clássicas de conhecimento – razão, experiencia e, acima de tudo, fides – à luz da Sagrada Escritura, da sabedoria cristã e da teologia da história. O cristão não pode esquecer que “o poder divino também fala através dos fatos” e “a sucessão dos tempos não acontece por acaso ou sorte, mas contém uma grande luz e muitas iluminações espirituais”.
Portanto, o estudo da história nos permite apreender e interpretar em eventos passados ​​aqueles elementos proféticos que nos fazem descobrir o significado do tempo presente e intuir o curso do futuro: “O ensino cristão tem a tarefa de dar a explicação correta do tempo e do tempo.” do mundo, de corrigir as opiniões erradas, de apoderar-se do anseio messiânico e de dirigi-lo para seus próprios fins, conforme apresentado pela revelação divina. O significado da história e da vida nos é revelado pela profecia cristã “.
Mas então é prudente aventurar-se neste campo obscuro, problemático e perigoso? Deve-se, de fato, considerar que, “se há um ponto em que a Escritura usa uma maneira de se expressar que é inteiramente sua, é ela que diz respeito à cronologia do mundo; mesmo as coisas reveladas a nós por Deus acontecem normalmente de um modo muito diferente do que tínhamos ou teríamos imaginado »A longa história da vasta literatura apocalíptica é muito rica em fantasias e ilusões e, nesse sentido, nossa era racionalista e cética provou-se ainda mais crédulo do que os anteriores. Os teólogos mais sábios da história repetiram as palavras medonhas de Bossuet – “Tremo enquanto ponho as mãos no futuro!” E os mesmos videntes e profetas (os verdadeiros!) Sempre afirmaram que é preciso ser muito cauteloso ao examinar o horizonte. . Por exemplo, Santa Catarina de Siena reclamou que «Muitos com o olho escuro vão querer entender a Sagrada Escritura e sua profundidade, e eles vão querer expor e entender isso à sua maneira; eles estudarão o Apocalipse não com humildade nem com a luz da fé, mas com a infidelidade se enredarão em algo que não sabem sair “;
Além disso, São Vicente Ferrer advertiu que profecias, visões e prodígios devem se tornar ainda mais suspeitos à medida que nos aproximamos do tempo dominado pelo anticristo enganador. Um renomado pregador contemporâneo observou com prudência: “É possível que o fim do mundo e a parusia, juíza de Cristo, estejam ainda a vários milhares de séculos distantes de nós; mas não por essa razão são menos” iminentes “. O fim do mundo é “iminente” de outro modo, completamente superior: desde toda a eternidade, está contido em um decreto livre de Deus e este decreto, como tudo o que é eterno, investe tempo de todos os lados. O cristianismo está apenas começando a ser completamente entendido quando se compreende que Deus está sempre atrasado ou – e é a mesma coisa – que estamos sempre com pressa. Em nossas relações com Deus, devemos sempre ter uma reserva adicional de paciência, uma reserva adicional de generosidade, porque os pesos da balança são distorcidos a seu favor. Quando acreditamos que demos tudo, ainda temos que raspar o fundo das gavetas e dar algo a mais; quando ele nos arruinou completamente, então Ele se entrega completamente a nós e, de repente, tudo é compensado “.
Em resumo, até hoje o cristão deve aderir à conhecida admoestação paulina: “Quanto à vinda de nosso Senhor Jesus Cristo e nossa reunião com ele, irmãos, pedimos a vocês que não sejam facilmente agitados ou amedrontados, como se o dia do Senhor era iminente “(2 Tessalonicenses 2, 1-2).
A proibição peremptoriamente estabelecida em 1516 pelo Quinto Concílio de Latrão também é válida para hoje: “Para todos aqueles que exercem o ofício de pregar ou que irão exercê-lo no futuro, ordenamos que, em suas pregações ou afirmações, não presumam fixar um tempo específico. para os males futuros, tanto para a vinda do Anticristo quanto para o Julgamento Final. Quando alguns ousaram afirmar tais coisas, aconteceu que, por causa deles, grande dano foi feito à autoridade daqueles que pregam sabiamente “.
Tendo feito essa premissa cheia de prudência e reservas, podemos tentar responder a nossa pergunta.
O primeiro obstáculo a ser enfrentado e superado é francamente psicológico.
O cristão na expectativa escatológica é muitas vezes alvo daqueles “escarnecedores zombeteiros” que – como Pedro havia profetizado (2 Pedro 3: 3) – especialmente nos últimos tempos zombarão dos fiéis que fazem previsões pessimistas sobre a ruína espiritual do mundo; ele é desdenhosamente acusado de ser um paciente de “apocalipticismo” ou “milenarismo”, um “profeta da desgraça”, um fanático em busca de fortes perspectivas de consolação que finge viver numa idade decisiva da história e se ilude A crise atual será automaticamente resolvida por uma catástrofe regenerativa. Para ele é aplicada a famosa condenação recentemente pronunciada sobre aqueles que “são incapazes de ver nada além de ruínas e problemas; parece-nos que devemos discordar resolutamente desses profetas da desgraça que sempre anunciam o pior, como se o fim do mundo estivesse se aproximando »Essa liquidação precipitada da mentalidade escatológica é muitas vezes avançada em nome da moderação psicológica e doutrinária ou da confiabilidade histórica e científica, mas na realidade, é uma posição emocional, superficial e anticientífica, porque critica uma imagem caricaturada de um problema grave na perspectiva conveniente de iludir e acaba enganando e acalmando a consciência que é justamente inquieta: ela realmente constitui “a voz que adormece e mão que desliga “! A metodologia correta exige, em vez disso, que uma tese não seja injustamente descartada, reduzindo-a às suas manifestações patológicas, mas é examinada honestamente, considerando as suas normais, para depois criticar as anormais; de fato, «as características do indivíduo a ser julgado devem ser consideradas como“ prolongadas ”mesmo na forma mórbida correspondente (as doenças do espírito são, em certo sentido,“ exageros ”das estruturas normais) e devem, a partir desta imagem extremamente marcada, retornar considerar o normal, aprendendo a compreendê-lo mais profundamente em si mesmo, em sua natureza oculta mas real ».
Muitas vezes, ao contrário, a pessoa prossegue até a outra; por exemplo, o medo de um fim iminente do mundo é condenado, quando se baseia em antigas motivações religiosas, mas é aprovado quando se baseia em explicações econômicas ou ambientais modernas, como aquelas avançadas por conhecidos gurus neomarxistas ou ecologistas, por mais falsos que sejam. Se nos primeiros séculos da Igreja foi exagerado esperar pelo fim dos tempos, hoje tendemos ao excesso oposto, porque o desenfreado A idolatria da vida e da história nos empurra a excluir a perspectiva escatológica, nutrindo a ilusão de que nosso mundo e nossa idade são capazes de uma duração indefinida ou mesmo de progresso indefinido. Mesmo hoje, a despeito do vento que puxa, alguns filósofos e teólogos afirmam que o panorama ruinoso de nossa sociedade mostra apenas uma “crise de crescimento” que acabará favorecendo “a grande onda evolucionária” que nos transporta para um futuro radiante. E, no entanto, a fé cristã pensa e age de um modo muito mais contundente e corajoso: sob o lema respice finem!, Tudo é dirigido à realização escatológica, tanto individualmente como em nível social, e a Sagrada Escritura adverte os fiéis para « esperar e apressar a vinda do Dia de Deus “(2 Ped 3, 12), ou do Julgamento Final.
Em um nível individual, o próprio Jesus Cristo adverte os fiéis a estarem sempre despertos e alertas, a fim de não se arriscarem a estar despreparados quando Ele vier visitar sem aviso prévio. Se o cristão não nutre essa vigilância escatológica, ele se arrisca a acabar como os “servos tolos” ou as “virgens insensatas” descritas pelas famosas parábolas evangélicas: não esperando que o Mestre ou o Noivo retornem para levar em conta seu trabalho, aqueles servos e aquelas virgens não estavam prontas para recebê-lo quando ele chegou; Ele então os surpreendeu durante o sono e os castigou por sua imprudência (Lc 12, 35-36).
Em um nível social, a teologia do som ensina que os fiéis não podem viver até o dia desinteressados ​​em eventos, mas devem compreender o plano divino na história para entender em qual fase ele está vivendo e que tarefa ele é confiado a ele pela Providência; precisamente para esse fim, ele deve tentar ver e interpretar os famosos – e muitas vezes incompreendidos – “sinais dos tempos” dos quais fala o Evangelho (Lc 12,56). Ele deve sempre permanecer na expectativa vigilante do julgamento divino: não apenas do pessoal (o “julgamento particular”), mas também do social (o “julgamento universal”); de fato, eventos históricos que podem ser interpretados como uma espécie de antecipação e prefiguração de “juízo universal” podem ocorrer; de fato, já aconteceram, como a destruição de Jerusalém e o colapso do império romano do Ocidente, que marcou o fim da chamada “era antiga”. Além disso, “o caminho que nos leva à última fase do Reino é todo marcado por eventos grandiosos e por avanços parciais do Senhor”.
Se ele então vive em tempos críticos, o fiel deve ser um sentinela que examina o horizonte do futuro, para ver se o advento do anticristo ou seu precursor é incumbido a ele, e ele deve viver na perspectiva da parousia, isto é, na expectativa de retorno triunfante do Redentor à terra, mesmo que ele não possa prever os tempos ou os caminhos. Santo Agostinho sublinha justamente o vínculo que une a preparação para o juízo universal com a preparação para o juízo particular: “Todo cristão deve vigiar para que o retorno do Senhor não o ache despreparado e despreparado seja encontrado pelo Senhor, que não estará preparado para o último dia” da vida de alguém ».
Portanto, hoje devemos desejar ardentemente o segundo dia do Senhor, esperando por essa abençoada esperança e a aparição da glória do Deus supremo ». Essa expectativa escatológica pressupõe que o cristão tem um sensus fidei e um senso de transcendência capaz de elevar sua mente do enredo de contingências e mecanismos sociais, fazendo-o entender que esse mundo terreno, e mais ainda essa sociedade histórica, como podem parecer sólidas e estáveis, na realidade são frágeis e precárias, são como um “espetáculo” que pode terminar de maneira inesperada e rápida: “o cenário deste mundo está passando” (1 Co 7, 31). Isso é o que alguns renomados estudiosos da escatologia ensinam: “O livro do Apocalipse leva o cristão a imergir na história, a ler sua própria história, seu segmento no grande fluxo da história em que está imerso. Ele terá que interpretá-lo, ele terá que ler os “sinais dos tempos” e então extrair deles as conseqüências operacionais. O Apocalipse tende sempre a nos dar as posições básicas que nos tornam protagonistas da história da Salvação ». Isto sugere que o cristão deve fazer algo para acelerar a vinda da parousia. O homem deve preparar-se para a parousia com uma separação espiritual do mundo, porque “o cenário deste mundo passa” “.
“Há cristãos que estão mais do que satisfeitos e sem a menor preocupação em nossa situação atual. Mas a satisfação deles não está de acordo com a vontade de Cristo. Deriva de um compromisso com o mundo, de uma recusa de olhar na cara por medo de reconhecer a obra do demônio e de ter que lembrar a Cruz de Cristo ”. Quanto àqueles que se reclinam no gozo da paz e do bem-estar atuais, só podemos dizer que, “se persistirem em sua falsa segurança, a ruína virá de repente sobre eles”.
Colapso social.
Talvez o fim do mundo e a destruição de nossa sociedade sejam menos gritantes do que esperamos. De acordo com os cálculos do professor Peter Turchin, não haverá colisões catastróficas com o planeta Nibiru, nem grandes invasões alienígenas, será simplesmente o fim do processo de usura de nossa sociedade. Conforme relatado por The Inquisitr, e pelo Daily Mail, o método do professor Turchin, que é baseado em dados estatísticos extrapolados de um longo período de tempo entre 1500 aC

Em Christus vincit ✠
Em Christus regnat ✠
Em Christus Imperat ✠
Braga Flavio- GMD- Cavaleiro de Jesus
S.O.R.I-Suíça

In a sense, we have been in the “last days” for centuries. Peter refers to the time he lived as “the last days” (1 Peter 1:20; see Hebrews 1: 2), and Paul speaks of the Church as those who “find ourselves at the end of age.” (1 Corinthians 10:11). It is in that age that the Word came (John 1:14), that our salvation was secured (Hebrews 9:26), and that the Spirit was poured out (Acts 2: 16-18). We are living in the final era, before God judges the world.
A serious and appropriate question.
Even the most superficial observer realizes that the modern world is in an extremely dramatic situation. The denial of ideologies, the failure of political projects, the decline of certainties and certainties (including economic and social ones), are only the last consequence of a global crisis that has distant cultural, moral and religious roots. The spreading of the idolatry of Man or Nature, the spread of heretical sects, satanic rites and false prophets and seers, the political domination of secularist parties and states, the apostasy of once Christian nations, the loss of the faith of peoples , the corruption of customs, the dissolution of the family, the degradation of youth, the growing anti-Christian persecutions, the upheavals in society and in nature (wars, terrorism, genocide, earthquakes, epidemics, famines) and above all the devastating crisis within the Church, all are worrying signs that herald a grim and distressing future. Christianity is now reduced to a mass of “ruins of ruins” on which an attempt is made to erect an anti-Christianity that is both its negation and caricature.
Moreover, Western man is more and more like “a magician who can no longer dominate the powers of the hell he evokes”.
Already in the second half of the nineteenth century, some clairvoyants warned that the society of certainty and security, recently built on the bases of reason, sciences and techniques, was actually “an unstable anthill undermined at the foundations and destined not to be ruined »; throughout the twentieth century, many sensitive souls warned that “perhaps the great day is approaching; la Parusìa cannot be far »; today the common faithful could repeat the anguished question addressed to Jesus Christ by a well-known literary figure: “Lord, what is this wind of madness? Is it not that the circle is about to close and the world is heading towards its rapid self-destruction? ” fifty thousand years, the end of humanity’s time is immediately possible ».
This distressing situation leads many Christians to ask the following question: will it not be that God is withdrawing from the world, abandoning corrupt and rebellious humanity to its final ruin? Will it not be that we are rapidly approaching the end of time, characterized by the universal apostasy, the advent of the Antichrist and the end of the world prophesied by the book of the Apocalypse?
Whether the end of time is imminent is a question understandable only in a Christian perspective, but it is more widespread than we think and above all it is more serious than we believe in certain supposedly intellectual environments. To give an answer, it is useless to resort to sociological investigations or “secular” ideologies or profane philosophies of history; we must tackle the problem at its roots by attempting an analysis of the current situation that dares to drink from the three classic sources of knowledge – ratio, experientia and above all fides – in the light of Sacred Scripture, Christian wisdom and the theology of history. The Christian cannot forget that “the divine power also speaks through facts” and “the succession of the times does not happen by chance or luck, but contains a great light and many spiritual illuminations”.
Therefore the study of history allows us to grasp and interpret in past events those prophetic elements that make us discover the meaning of the present time and intuit the course of the future: “Christian teaching has the task of giving the right explanation of time and of the world, of correcting the wrong opinions, of seizing the messianic yearning and of directing it towards its own ends as presented by the divine Revelation. The meaning of history and life is revealed to us by Christian prophecy “.
But then is it prudent to venture into this obscure, problematic and dangerous field? It must in fact be considered that, “if there is a point in which Scripture uses a way of expressing itself that is entirely its own, it is that which concerns the chronology of the world; even the things revealed to us by God happen ordinarily in quite a different way from what we had or we would have imagined »The long history of the vast apocalyptic literature is all too rich in fantasies and illusions, and in this regard our rationalistic and skeptical age it has proved even more credulous than the previous ones. The wisest theologians in history have repeated Bossuet’s fearful words – “I tremble as I lay my hands on the future!” And the same seers and prophets (the true ones!) Have always affirmed that one must be very cautious in scrutinizing the horizon . For example, St. Catherine of Siena complained that «Many with the dark eye will want to understand the Holy Scripture and its depth, and they will want to expose and understand it in their own way; they will study the Apocalypse not with humility nor with the light of faith, but with infidelity they will become enmeshed in something that they do not know how to get out “;
moreover, Saint Vicente Ferrer warned that prophecies, visions and prodigies must turn out to be all the more suspicious as we approach the time dominated by the deceiving Antichrist. A well-known contemporary preacher has prudently observed: “It is possible that the end of the world and the parusia judge of Christ are still several thousand centuries distant from us: but not for this reason they are less” imminent “. The end of the world is “imminent” in another way, completely superior: from all eternity, it is contained in a free decree of God and this decree, like everything that is eternal, invests time on all sides. Christianity is only beginning to be thoroughly understood when it is understood that God is always late or – and it is the same thing – that we are always in a hurry. In our relations with God, we must always have an additional reserve of patience, an additional reserve of generosity, because the weights of the balance are distorted in his favor. When we believe we have given it everything, we still have to scrape the bottom of the drawers and give it something more; when he has completely ruined us, then He gives himself completely to us, and suddenly everything is compensated for. ”
In short, even today the Christian must adhere to the well-known Pauline admonition: “As for the coming of our Lord Jesus Christ and our reunion with him, brothers, we ask you not to be easily agitated or frightened, as if the day of the Lord was imminent “(2Tess. 2, 1-2).
The prohibition peremptorily established in 1516 by the Fifth Lateran Council is also valid for today: “To all those who exercise the office of preaching or who will exercise it in the future, we command that, in their preaching or affirmations, they do not presume to fix a specific time for the future evils, both for the coming of the Antichrist and for the Final Judgment. When some have dared to assert such things, it has happened that, because of them, great harm has been done to the authority of those who preach wisely “.
Having made this premise full of prudence and reservations, we can try to answer our question.
The first obstacle to be faced and overcome is frankly psychological.
The Christian in eschatological expectation is often targeted by those “mocking scoffers” who – as Saint Peter had prophesied (2Pt 3, 3 ss.) – especially in recent times will deride the faithful who make pessimistic predictions about the spiritual ruin of the world; he is contemptuously accused of being a patient of “apocalypticism” or “millenarianism”, a “prophet of doom”, a fanatic in search of strong consolation prospects who pretends to live in a decisive age of history and deludes himself that current crisis will be automatically resolved by a regenerative catastrophe. To him is applied the famous condemnation recently pronounced on those who “are unable to see anything but ruins and troubles; it seems to us that we must resolutely disagree with these prophets of doom who always announce the worst, as if the end of the world were looming »This hasty liquidation of the eschatological mentality is often advanced in the name of psychological and doctrinal moderation or historical and scientific reliability, but in reality it is an emotional, superficial and antiscientific position, because it criticizes a caricatured image of a serious problem in the convenient prospect of eluding it and in this way ends up deceiving and calming the conscience that is rightly restless: it really constitutes “the voice that puts to sleep and hand that turns off “! The correct methodology demands instead that a thesis is not unfairly dismissed by reducing it to its pathological manifestations, but is honestly examined considering its normal ones, to then eventually criticize the abnormal ones; in fact, «the characteristics of the individual to be judged must be thought of as“ prolonged ”even in the corresponding morbid form (diseases of the spirit are in a certain sense“ exaggerations ”of normal structures) and it must then, from this extremely marked image, return to consider the normal one, learning to understand it more deeply in itself, in its hidden but real nature ».
Often, on the other hand, one proceeds on the reverse; for example, the fear of an imminent end of the world is condemned, when it is based on ancient religious motivations, but it is approved when it is based on modern economic or environmental explanations such as those advanced by well-known neomarxist gurus or ecologists, however fake they may be. If in the first centuries of the Church it was exaggerated waiting for the end of time, today we tend to the opposite excess, because the rampant idolatry of life and history pushes us to exclude the eschatological perspective, nourishing the illusion that our world and this age of ours are capable of an indefinite duration or even of indefinite progress. Even today, in spite of the wind that pulls, some philosophers and theologians claim that the ruinous panorama of our society shows only a “crisis of growth” that will end up favoring “the great evolutionary wave” that transports us towards a radiant future. And yet the Christian faith thinks and acts in a much more blunt and courageous way: under the motto respice finem !, it is all aimed at eschatological fulfillment, both individually and on a social level, and Sacred Scripture admonishes the faithful to « to wait and hasten the coming of the Day of God “(2 Pt. 3, 12), or of the Final Judgment.
On an individual level, Jesus Christ himself warns the faithful to always be awake and alert, so as not to risk being unprepared when He comes to visit without warning. If the Christian does not nourish this eschatological vigilance, he risks ending up like the “foolish servants” or the “foolish virgins” described by the well-known evangelical parables: not expecting the Master or the Bridegroom to return to take account of their work, those servants and those virgins were not ready to welcome him upon his arrival; He then surprised them in their sleep and punished them for their imprudence (Lk. 12, 35-36).
On a social level, sound theology teaches that the faithful cannot live to the day disinterested in events, but must grasp the divine plan in history to understand in which phase he is living and what task he is entrusted to him by Providence; precisely for this purpose he must try to see and interpret the famous – and often misunderstood – “signs of the times” of which the Gospel speaks (Lk 12.56). He must always remain in vigilant expectation of the divine judgment: not only of the personal one (the “particular judgment”) but also of the social one (the “universal judgment”); in fact historical events that can be interpreted as a sort of anticipation and prefiguration of “universal judgment” can occur; indeed they have already happened, like that destruction of Jerusalem and that collapse of the Western Roman empire that marked the end of the so-called “ancient age”. Moreover, “the path that leads us to the last phase of the Kingdom is all marked by grandiose events and by partial advances of the Lord”.
If he then lives in critical times, the faithful must be a sentinel who scrutinizes the horizon of the future, to see if the advent of the Antichrist or his precursor is incumbent on him, and he must live in the perspective of the parousia, that is, in the expectation of triumphant return of the Redeemer to earth, even though he cannot foresee times or ways. Saint Augustine rightly underlines the link that unites the preparation for the universal judgment with the preparation for the particular judgment: “Every Christian must keep watch so that the return of the Lord does not find him unprepared, and unprepared will be found by the Lord whoever will be unprepared for the last day of one’s life ».
So today we must ardently desire that second day of the Lord, waiting for that blessed hope and the appearance of the glory of the supreme God ». This eschatological expectation presupposes that the Christian has a sensus fidei and a sense of transcendence capable of raising his mind from the plot of contingencies and social mechanisms, making him understand that this earthly world, and even more so this historical society, as they may seem solid and stable, in reality they are fragile and precarious, they are like a “spectacle” that can end unexpectedly and quickly: “the scenery of this world is passing away” (1Cor. 7, 31). This is what some well-known scholars of eschatology teach: “The book of the Apocalypse leads the Christian to immerse himself in history, to read his own story, his segment in the great flow of history in which he is immersed. He will have to interpret it, he will have to read the “signs of the times” and then draw from them the operational consequences. The Apocalypse tends to always give us those basic positions that make us protagonists of the history of Salvation ». This suggests that the Christian must do something to hasten the coming of the parousia. Man must prepare himself for the parousia with a spiritual separation from the world, because “the scenario of this world passes” “.
“There are Christians who are more than satisfied and without the slightest concern in our current situation. But their satisfaction is not according to the will of Christ. It derives from a compromise with the world, from a refusal to look it in the face for fear of recognizing the work of the devil and of having to remember the Cross of Christ ». Regarding those who recline in the enjoyment of current peace and well-being, we can only say that, “if they persist in their false security, the ruin will suddenly come upon them”.
Social collapse.
Perhaps the end of the world and the destruction of our society will be less blatant than we expect. According to Professor Peter Turchin’s calculations, there will be no catastrophic collisions with the planet Nibiru, no large alien invasions, it will simply be the end of our society’s usury process. As reported by The Inquisitr, and the Daily Mail, the method of professor Turchin, which is based on statistical data extrapolated from a long period of time between 1500 BC

In Christus vincit ✠
In Christus regnat ✠
In Christus imperat ✠
Braga Flavio- GMD- Knight of Jesus
S.O.R.I-Switzerland

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